Fondazione FS NITTI

Presentato a Roma il programma del centenario del Governo Nitti. L’intervento di Stefano Rolando, Presidente della Fondazione Francesco Saverio Nitti

Francesco Saverio Nitti nasce a Melfi il 19 luglio 1868. Padre insegnante di matematica, madre di origine contadina. Famiglia di ideali laico-patriottici, padre mazziniano e socialista, volontario garibaldino, due zii paterni condannati a morte per l’insurrezione antiborbonica di Napoli del ‘48 (poi fuggiti), nonno carbonaro ucciso dalla banda dei briganti di Carmine Crocco in assedio a Venosa nel 1861.

La Fondazione ha riacquisito la modesta casa natale, nel centro storico a un metro dal Centro culturale Nitti oggi ristrutturato e funzionante, con il proposito – che questo centenario potrebbe aiutare – di farne un museo. Doveva essere un ragazzo davvero intelligente e applicato per studiare con pochi mezzi di famiglia (ad Ariano Irpino, a Potenza e dal 1882 a Napoli) e laurearsi a 22 anni in Giurisprudenza (con tesi sul socialismo cattolico dopo aver già conosciuto Giustino Fortunato e scritto il saggio sull’emigrazione italiana).  Nel 1894 diventa direttore della rivista La Riforma Sociale. Nel 1899 la cattedra alla Federico II di Scienze delle finanze e diritto finanziario. Il suo manuale (del 1903), fu una rivoluzione disciplinare, adottato nel mondo. Scrive Nord e Sud nel ‘900 e produce studi e ricerche nel solco di un nuovo meridionalismo. Nel 1904 è deputato radicale nel collegio di Muro Lucano. Giovanni Giolitti lo sceglie come consulente per la legge di sviluppo di Napoli. Nello stesso anno è tra gli artefici dell’inchiesta sulla condizione contadina in Basilicata e Calabria.

Nella foto : Aurelia Sole (rettrice Unibas), Roberto Chieppa (S.G. Palazzo Chigi), Giuliano Amato (presidente Comitato celebrazioni), Stefano Rolando (presidente Fondazione F.S.Nitti), Paolo Savona (ministro Affari Europei), Luigi Mascilli Migliorini (presidente CS Fondazione Nitti), Giuseppe Giannotti (V.Direttore Rai Cultura e resp. Rai Storia).

Nel 1911 è nel IV governo Giolitti ministro dell’Agricoltura, industria e commercio. Vara nel 1912 la nascita dell’Istituto Nazionale delle Assicurazioni. Nel 1917 – in piena guerra – è ministro del Tesoro del governo di Vittorio Emanuele Orlando. Suo il provvedimento di polizze assicurative per soldati e graduati. Vara l’Istituto Nazionale per i Cambi con l’estero e con il suo capo di gabinetto Alberto Beneduce concepisce e vara l’Opera nazionale Combattenti. Il 23 giugno 1919 Re Vittorio Emanuele lo nomina presidente del Consiglio dei Ministri. Tiene per sé anche l’incarico di Ministro dell’Interno. Compongono il governo liberali, radicali, socialisti riformisti, popolari cattolici. Da presidente del Consiglio – nel quadro della conferenza di pace a Parigi – è in sintonia con il delegato inglese John Maynard Keynes per opporsi agli orientamenti ultra-punitivi nei confronti della Germania e alla politica delle riparazioni (che sarà poi determinata dal Trattato di Versailles).  Introdusse il sistema proporzionale per arginare le clientele prodotte dall’uninominale; subì l’ondata nazionalistica prodotta dall’impresa di Fiume di D’Annunzio e l’attacco alla “democrazia liberale” di quel tempo; si dovette dimettere e il suo reincarico durò pochi mesi, fino a giugno 1920. Sulla complessità di quel passaggio politico non si può far qui sintesi. Nel 1922 trattò ma rifiutò – in sintonia con Giovanni Amendola – l’alleanza che Mussolini proponeva ai partiti tradizionali (Giolitti, Orlando, De Gasperi, Facta e Salandra votarono in prima istanza la fiducia). Subì intimidazioni, si ritirò ad Acquafredda ove concepì e scrisse la sua trilogia sull’Europa. Nel 1923 gli squadristi gli distrussero la casa a Roma. Prese la via dell’esilio con la moglie Antonia Persico e i suoi cinque figli: Vincenzo, Giuseppe, Maria Luigia, Federico e Filomena.  A lui in breve si aggiunsero Gaetano Salvemini, Luigi Sturzo, Piero Gobetti, Giuseppe Donati. A Parigi, la sua casa di rue Vavin divenne un crocevia dell’antifascismo attivo degli italiani fuoriusciti (Turati, Nenni, Treves, Modigliani, Cianca, Pacciardi, Saragat, i Rosselli, Buozzi, Tarchiani, tanti altri) che Nitti chiamava “un centro di unione politica e morale tra italiani”.

Vi rimase fino all’agosto del ’43, arrestato dalla Gestapo a Tolosa e deportato in Austria (qui scrisse le sue Meditazioni dell’esilio, pubblicato nel ’47). Fu liberato dai francesi nel maggio del ’45, tornò a Roma, membro della Consulta Nazionale, poi deputato alla Costituente e senatore di diritto dal ’48 al ’53. De Nicola lo incaricò della formazione del governo nel ’47, dopo le dimissioni del terzo governo De Gasperi, ma il tentativo fallirà. Fu tra i candidati al Quirinale, dopo De Nicola. Ma la sua reputazione di forte indipendenza personale indusse la DC, su pressione americana, a preferirgli il suo successore alla direzione della Riforma Sociale Luigi Einaudi. Fondò – con Orlando e Bonomi – l’Alleanza Democratica Nazionale. E, in polemica con la DC, capeggiò il cartello elettorale di laici esinistra alle elezioni di Roma del 1953. Anno in cui, il 20 febbraio, morì per congestione polmonare dopo una passeggiata, si disse non sufficientemente coperto, a Villa Borghese.

 

Nel 2008 per iniziativa della famiglia e delle istituzioni della Basilicata si è costituita a Melfi la Fondazione “Francesco Saverio Nitti” che opera per promuovere il pensiero, gli scritti, i valori e le profezie di un grande italiano del ‘900 che, forse senza eredi, non ha avuto ancora nella storia dell’Italia repubblicana la memoria che meritava.

Nel cogliere oggi una grande occasione e un’opportunità per perseguire il nostro obiettivoringraziamo di cuore tutti i presenti.

Il presidente Giuliano Amato, che ha accettato di guidare – dopo le celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia – il Comitato delle celebrazioni del centenario del Governo Nitti. Il Ministro professor Paolo Savona per avere accolto la proposta di intervenire qui anche in rappresentanza del Governo e per allargare l’evocazione di Nitti al tema dell’Europa. Grazie a tutti gli studiosi e gli esperti che stanno contribuendo al Programma e in particolare il presidente del Comitato scientifico della Fondazione prof. Luigi Mascilli Migliorini(insieme a tutti i membri del Comitato tra i quali è qui presente il prof. Piero Craveri) e il Presidente della Società degli storici contemporaneisti prof. Fulvio Cammarano. Naturalmente la rettrice dell’Università della Basilicata e vicepresidente della Fondazione Nitti professoressa Aurelia Sole (e insieme a lei a tutti i consiglieri di amministrazione della Fondazione, tra cui oggi presente l’avv. Raffaele Urbino). Un vivo ringraziamento per la loro presenza alla delegazione della Regione Basilicata (nostro Socio di riferimento): la Vicepresidente Flavia Franconi , l’Assessore regionale all’Ambiente Francesco Pietrantuono, il consigliere Aurelio Pace. Siamo felici per la presenza oggi del Sindaco di Melfi, città natale di Nitti, Livio Valvano. Grazie al Prefetto di Potenza dott.ssa Giovanna Cagliostro che ha voluto essere presente. Grazie per tre ragioni al Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri cons. Roberto Chieppa: per il patrocinio accordato dalla Presidenza all’intero programma che qui si presenta, oltre all’ampio messaggio che è stato in precedenza letto indirizzato dal Presidente Conte;  per la sua presenza qui e per la mano che ci darà nella creazione delle condizioni di attuazione di quel programma. Grazie al presidente della Camera on. Roberto Fico per il patrocinio parimenti accordato.

Un vivissimo grazie alla Rai, per avere realizzato e accettato di presentare oggi in anteprima il film “Francesco Saverio Nitti – L’ottimismo dell’agire”, realizzato da Rai Storia. Giuseppe Giannotti, vicedirettore di Rai Cultura e responsabile di Rai Storia interverrà tra poco. Grazie a lui, a Simona Fasulo e Nicoletta Nesler, rispettivamente autrice e regista (1).

Un affettuoso ringraziamento a tutti i membri della famiglia Nitti presenti, tre dei quali – Maria Luisa e Patrizia Nitti (figlie di Federico Nitti) e Mariano Dolci (figlio di Marialuigia Nitti) presente con sorella, moglie e figlia – li sentirete nel corso del filmato di Rai Storia, così come mi fa piacere ricordare la presenza qui anche di Anna Bovet (nipote di Filomena Nitti), con tutta la sua famiglia.

Grazie a chi ha lavorato intensamente per questa nostra presentazione. In particolare Giovanni Vetritto, dirigente generale alla PCM e membro segretario del Comitato scientifico della Fondazione e Edoardo Fabbri Nitti, responsabile amministrativo della Fondazione (e pronipote), Anna Maria Barbato Ricci (che ha curato i rapporti con stampa e istituzioni nazionali) e Gianluca Tartaglia (che ha fatto la stessa cosa in Basilicata).

Un saluto e un ringraziamento per la presenza qui all’on. Angelo Sanza già sottosegretario di Stato e all’on. Fabrizio Cicchitto a lungo parlamentare. Grazie agli amici di Critica liberale presenti, in particolare Enzo Marzo e Franco Caramazza (che è anche direttore generale della Fondazione Cavalieri del Lavoro). Grazie ai giornalisti che si sono accreditati, uno speciale ringraziamento a RadioRadicale che assicura, per l’intero evento, un importante ampliamento di pubblico.

Consentite la mia dedica personale a tre eminenti personalità che avrebbero molto gioito per questa giornata: il prof. Giuseppe Galasso, presidente del comitato scientifico della Fondazione, prodigo di idee e consigli fino al giorno prima della sua scomparsa; Maria Luigia Baldini Nitti detta “Pimpa” – figlia di Nullo Baldini e nuora di Nitti – presidente onoraria della Fondazione e scomparsa in piena lucidità e fervore civile a 101 anni; l’ambasciatore Joseph Nitti, figlio di Francesco Fausto Nitti che, con il suo sguardo ironico sul presente, mi ha preceduto con ben altra autorevolezza  nel ruolo di presidente della Fondazione.

Grazie indistintamente a tutti i presenti. E grazie in anticipo a studiosi, esperti e testimoni  che daranno vita ai panel di discussione degli otto eventi del programma, due (a Roma e a Potenza) in questo scorcio di 2018 e gli altri in svolgimento tutti nel 2019,anno importante per l’Europa, per l’Italia e certamente anche per la Basilicata in cui si svolgerà l’ampio e straordinario programma di Matera Capitale europea della Cultura.

 

 

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