Fondazione Francesco Saverio Nitti

L’aggravato problema Nord-Sud tra i riferimenti obbligati del programma “Centenario Governo Nitti” (1919-1920). L’iniziativa della Fondazione “Francesco Saverio Nitti” che si svilupperà in Italia e in Europa nel 2019 presentata oggi all’Università della Basilicata

È stato presentato oggi all’Università della Basilicata a Potenza – con la partecipazione di scuole della Basilicata intitolate a Nitti, con l’introduzione della rettrice Aurelia Sole e le conclusioni del presidente della Deputazione lucana di Storia Patria  Antonio Lerra – il programma delle iniziative previste per le celebrazioni nel 2019 del centenario del governo Nitti, programma tracciato dal comitato presieduto da Giuliano Amato  (con il contributo di storici tra cui Luigi Mascilli Migliorini e Fulvio Cammarano) già  illustrato a Roma lo scorso 15 novembre.

La rettrice Aurelia Sole e il prof. Francesco Panarelli introducono i lavori nell’Aula Magna di Unibas

Presenti alla manifestazione i consiglieri regionali Piero Lacorazza e Aurelio Pace e il sindaco di Maratea Domenico Cipolla. Sono intervenuti anche il prof. Francesco Panarelli (direttore Dipartimento Scienze Umane Unibas), Patrizia Nitti (presidente della Associazione “Francesco Saverio Nitti”) e Debora Infante (Ufficio Scolastico regionale della basilicata).Alla presentazione del programma, a cui si è accompagnata la proiezione del docu-film “Francesco Saverio Nitti. L’ottimismo dell’agire“, introdotto dal responsabile di Rai Storia Giuseppe Giannotti, il presidente della Fondazione “Francesco Saverio Nitti” Stefano Rolando ha tra l’altro altro detto:  “Dai caratteri – anche nei dettagli – di questo programma, credo si colga lo spirito e il ruolo di una fondazione intitolata a Francesco Saverio Nitti, che quest’anno ricorda i suoi primi 10 anni di vita, dopo altri 10 anni compiuti come associazione di persone individuali (una associazione che resta socio fondatore, per segnare il carattere misto e originale di fondazione di persone e di istituzioni). Una realtà – partecipata dalle istituzioni nazionali e territoriali e da questa Università della Basilicata – che si è posta al servizio di più cause, partendo rigorosamente proprio dalla compresenza di obiettivi che appartengono al pensiero e all’azione di Nitti.

Intervengono: Debora Infante (MIUR), Antonio Lerra, Patrizia Nitti, Stefano Rolando, Giuseppe Giannotti

Quali cause? Innanzi tutto questa terra, questa regione, questa comunità. Con il suo orgoglio, la sua storia, le sue differenze. Rispetto a cui Fondazione Nitti fa molto ma potrebbe anche fare di più, perché lavorare sulla storia e sull’evoluzione identitaria di un territorio è oggi un fattore decisivo nella riorganizzazione anche della competitività e dell’attrattività (mentre ci auguriamo tutti che anche Matera 2019 possa concorrere a fare questo nel nuovo anno, ormai alle porte). In secondo luogo, ovviamente, essere al servizio della causa nazionale, perché nella visione euro-mediterranea dell’identità italiana, il tema Nord-Sud resta nodo centrale tanto degli irrisolti quanti delle esigenze di una nuova intelligenza dei riequilibri possibili. Il nostro progetto, che ovviamente si chiama Sud-Nord (2019-2021), è nel segno di costruire una piattaforma di dialogo e di evidenze. Senza vittimismo e senza rinunciatarismo. Esattamente come pensava e scriveva Nitti.

Alla fine foto con i ragazzi delle scuole di Melfi

 E quindi oggi criticando la scomparsa della declinazione di questo tema dai programmi di governo e segnalando i rischi di attuazione della cosiddetta “autonomia rafforzata” delle regioni del nord (lo dice un settentrionale!) non perché in sé senza qualche argomento e senza qualche ragione, ma perché questa iniziativa si sta svolgendo senza pensare un serio piano di riequilibri nelle politiche di autonomia dell’intero paese esattamente come il federalismo tedesco ha pensato e provveduto da tempo a fare. In terzo luogo (anche se non è questo certo l’ultimo tema) l’idea dell’Europa che dobbiamo rigenerare, contro i nazionalismi che rimettono indietro le lancette della storia; e con lo sguardo ai giovani, tanti giovani, come Antonio Megalizzi, che sentono le opportunità, le possibilità culturali, di conoscenza e di lavoro, a dimensione di un futuro che non vuole diventare dipendente da regole internazionali che, se siamo frazionati, possiamo solo subire ma non influenzare”.

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