Stefano Rolando (Fondazione Nitti): progetti per il rilancio del Sud… Intervista, pubblicata su affaritaliani.it,al Presidente della Fondazione Nitti Stefano Rolando

Stefano Rolando, lei è Presidente della Fondazione Nitti un economista e intellettuale, un politico che aveva a cuore la questione meridionale. Qual è il senso di questo progetto culturale oggi in cui l’Europa chiede all’Italia di concentrarsi sulla crescita sostenibile del mezzogiorno per non vanificare gli obiettivi sforzi fatti da Bruxelles fino ad oggi?

Fondazione “Francesco Saverio Nitti” nasce con questo nuovo secolo (prima come Associazione melfitana, poi come Fondazione a carattere regionale e nazionale) per tre obiettivi tra loro connessi.

Il primo è fare uscire dal cono d’ombra storiografico una figura di alto valore sia politico-istituzionale che culturale, in cui l’ “arresto della storia” – il fascismo,  l’esilio, il blocco del riformismo applicato anche ai processi di modernizzazione e sviluppo – lo ha tolto di scena per un quarto di secolo. Se avesse proseguito la sua responsabilità e la sua capacità di progetto oggi gli storici parlerebbero di “età nittiana”, mentre si fermano alla “età giolittiana”.

Il secondo è di rilanciare fuori dal vittimismo e dall’inconcludenza la questione meridionale, utilizzando un approccio che metodologicamente vale ancora oggi.

Il terzo è – pur consapevoli dei un’eredità politica difficilmente situabile – fornire basi adatte al nostro tempo per coniugare la cultura politica liberaldemocratica con il progetto europeo (due snodi chiari e profetici dell’opera di Nitti).

Nella sua attività di intellettuale e politico Nitti pone al centro la valorizzazione delle risorse naturali del sud insieme alla questione industriale e ogni sua attività di ricerca si fonda su interviste ai ceti popolari. Un profilo che ha molto da dire per la ricomposizione della frattura democratica a cui abbiamo assistito in questi anni recenti di storia italiana…

Esattamente questa è la connessione che definivo prima come “premessa metodologica”.

Il Nitti direttore di “Riforma sociale”, attento al fermento sociale e alla contraddizione di un sistema in cui l’800 consegna al nuovo secolo troppa disuguaglianza, il Nitti che guida le inchieste governative  in Basilicata e Calabria sulla condizione contadina, è lo stesso che ispira il piano industriale per Napoli del 1905, lo stesso che guarda alla potenzialità di adeguamento del sistema infrastrutturale, lo stesso che concepisce modernizzazione dello Stato e sollecitazione del ruolo privato e imprenditoriale per un necessario protagonismo produttivo.

E se posso aggiungere un terzo lato di questo grande piano per la riforma italiana – ancora pienamente all’ordine del giorno – è lo stesso che capisce, attiva e promuove una politica per nulla astratta riguardante la formazione della nuova classe dirigente delle istituzioni e delle amministrazioni.  

In esilio prima a Zurigo e poi a Parigi, per via della sua instancabile battaglia antifascista, Nitti diventa un punto di riferimento per esponenti di primo piano di tutto l’arco democratico sostenendo attivamente quello che all’epoca rappresentava il primo obiettivo strategico verso cui convergere. Oggi in ben altra situazione storica, appare sempre difficile riuscire a convergere verso obiettivi comuni, i centri culturali come la Fondazione che presiede come possono, a suo avviso, favorire concretamente progetti fattivi per il mezzogiorno?

Nitti aveva grande reputazione internazionale. Malgrado la condizione di esule scriveva sulla stampa di tutto il mondo, così da sostenersi (in esilio con tutta la famiglia, cinque figli e le loro nuove famiglie tutti senza poter mettere piede in Italia) ma anche spiegando al mondo di aiutare quello che, mentre gli anni passavano, lui stesso avvertiva come un cambiamento urgente, necessario ma altrettanto duro e difficile.

La sua tessitura attorno alle più note figure dell’antifascismo italiano (Sturzo, Turati, i Rosselli, Treves, Nenni, Tarchiani, Saragat, eccetera) era un prezioso e non fazioso modo di trovare soluzioni alla disunità ideologica e alle condizioni frammentarie dell’azione di opposizione.

Senza fare paragoni, ovviamente, anche la Fondazione che si richiama a Nitti vuole lavorare, rispetto ai propri obiettivi, in condizione di trasversalità e di servizio alla società e alle istituzioni, con un occhio di riguardo alla Basilicata. Terra di Nitti e dei suoi “luoghi” che con pazienza stiamo riportando alla funzionalità.

Così è stato con Il centro culturale Nitti a Melfi (2500 mq di spazi di cultura, formazione e partecipazione), così è per la adiacente casa natale che intendiamo trasformare in piccolo museo di un’epoca, così a poco a poco diventa Villa Nitti a Maratea, che resta di proprietà della Regione, ma in cui stiamo incrementando gli spazi di iniziativa, come  l’imminente “Festival delle città narranti” con una progettazione euro-mediterranea e un avvio dedicato alla comunicazione di  “Matera capitale europea della cultura 2019”.          

Nitti da Presidente del Consiglio è contrario ad un atteggiamento fortemente punitivo verso la Germania e viene criticato per non essersi battuto a sufficienza per l’annessione di Fiume all’Italia, questione che riesce a riprendere nella Conferenza di Sanremo grazie, si dice, ad un’alleanza con la Russia dove, fra l’altro,  la sua opera “La scienza delle finanze” venne allora particolarmente apprezzata… può il piano della produzione culturale rappresentare un terreno fertile di relazione diplomatica Russia Italia?

Le carte, le testimonianze e soprattutto la lezione dell’evoluzione storica, permettono oggi di leggere in modo più attento le posizioni della già allora articolata politica italiana nella questione del negoziato di pace alla fine della prima guerra mondiale. Ciò a fronte della primaria necessità della Francia (carica di più di un milione di morti) di impartire una lezione storica ai tedeschi, mentre Nitti per l’Italia e Keynes per l’Inghilterra tengono lo sguardo più lungo, sui rischi e le possibilità del sistema europeo. La posizione del governo in carica (con Nitti al Tesoro) alla fine di una guerra (comunque costata all’Italia più di 600 mila morti), Vittorio Emanuele Orlando presidente e Sidney Sonnino ministro degli Esteri, risultò più contraddittoria e inconcludente. Vinse la tesi francese e Nitti si dovrà accontentare di essere stato, purtroppo, un buon profeta.

… e riguardo al tema Russia-Italia?

Quanto al parallelo storico sulla Russia viene da pensare quanto siano cambiate le situazioni e i protagonisti. Direi, in poche parole, che se il piano di cooperazione si dovesse mantenere là dove Nitti lo conduceva in generale in quei tempi – ovvero per un superamento delle demagogia da parte di tutti – esso sarebbe importante per l’Italia e per l’Europa. Proprio perché ci è noto anche un ambito politicamente, economicamente, scientificamente e culturalmente importante nelle relazioni italiane verso l’est pongo il problema di quale sia il terreno prevalente rispetto a quello che si è visto spesso affiorare di recente quando si parla di Italia e Russia. So appunto che vi sono anche altri piani di relazione, meno in vista ma non per questo meno importanti. Tutto il mondo, in verità, sta camminando su binari paralleli rispetto alla propria storia.

La Fondazione Nitti deve ancora completare le nomine nel CdA che sono di spettanza del Ministero dei Beni Culturali e dell’Economia, quando pensa verrà completato il percorso sugli assetti e quali aspettative ha una volta a regime?

Con la fine dell’anno si completa il mandato triennale del Consiglio di Amministrazione e del Comitato scientifico. Alla luce degli eventi in corso – faccio soprattutto riferimento all’ampio programma del centenario del governo Nitti con comitato ad hoc presieduto da Giuliano Amato, che venerdì 8 novembre svolgerà il suo convegno centrale a Roma, al Senato, alla presenza del Presidente Mattarella – nella ricomposizione degli organi sociali la questione della presenza dei rappresentanti (per statuto) di Economia e Finanze e Beni Culturali sarà senz’altro in una luce  adeguata e avrà dunque ogni necessaria attenzione.

State per inaugurare a Maratea – come prima ricordato – il Festival delle Città narranti. Il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia da tempo ha valorizzato il connubio impresa-cultura e molti imprenditori del sud lo hanno seguito nel sostegno a progetti concreti; contemporaneamente nei mesi scorsi egli ha sposato insieme al Sindaco di Milano l’intuizione di un’alleanza Città-Imprese, come metodo, entro le reti globali che esse attivano, per rafforzare la promozione internazionale delle nostre comunità locali. Come diplomazia economica e culturale possono secondo lei efficacemente favorire il mezzogiorno d’Italia nell’attrarre investimenti internazionali?

Questi che indica sono segnali di una scomposizione e ricomposizione della vecchia “questione meridionale” che consideriamo con attenzione culturale specifica. I soggetti in campo davvero disposti a non fare la solita “ribollita” non sono molti ma sono ormai anche con evidenza in dialogo. Fondazione Nitti ha messo in campo un uso periodico programmato di Villa Nitti per promuovere un tavolo “Sud Nord” destinato alle classi dirigenti sia sugli aspetti politico-economici sia su quelli culturali e mediatici, per lavorare sia su questioni che una volta si dicevano strutturali sia su quelle (come i fattori identitari e di reputazione) che a ben guardare sono diventati più che strutturali. Abbiamo avviato una prima riflessione con l’Associazione Merita di Claudio de Vincenti e con altri soggetti che – a valle del programma del Centenario del Governo Nitti – porteranno a formulare una proposta che sarà valutata dal nostro Consiglio (sostenibilità)  e dal Comitato Scientifico (contenuti).

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