Il 25 aprile a Melfi: “Io Resisto”. Incontro in rete promosso dal Comune di Melfi, dall’ANPI Basilicata e dalla Fondazione “Francesco Saverio Nitti”

Introduzione di Stefano Rolando

Presidente della Fondazione Nitti

Io resisto, tutti i presenti resistono”. Ecco lo spirito di oggi – in un evento che per noi è tradizione –  nelle forme che ci sono consentite. Tutti voi, care cittadine e cari cittadini di Melfi, resistete. E così lo fa la stragrande maggioranza degli italiani e dei non italiani che hanno accolto la proposta di stare insieme in questo modo virtuale, per svolgere insieme una delle più importanti ricorrenze laiche del nostro calendario.

Non lo facciamo alla spicciolata, limitandoci a una newsletter. Lo facciamo vedendoci e ascoltandoci e stando nel quadro  di una  pagina istituzionale, quella del Comune di Melfi e dunque nella casa del Comune.

La proposta del sindaco Livio Valvano insieme a ANPI Basilicata e alla Fondazione che si richiama a un illustre antifascista melfitano come Francesco Saverio Nitti, è stata accolta da tutti i relatori che tra poco interverranno.

Quest’anno – lo sapete bene –  è il centenario del difficile e importante governo del Paese presieduto da Nitti che un comitato presieduto da Giuliano Amato sta accompagnando in un dibattito pubblico che attende la fine di questa crisi per riprendere il suo corso, vero la tappa finale di Parigi; ma che non è escluso che abbia una forma di evento come quello di oggi che possa entrare nel programma in questo periodo tra primavera ed estate.

Oggi la parola “Resistenza” ci dice cose antiche e nuove.

Ci ricorda un sentimento collettivo e una storia nazionale – quella della liberazione – che ridiede dignità e onore al nostro paese ma soprattutto il diritto di crescere in pace, nello sviluppo, fuori dalla guerra e fuori dalla guerra civile, con il rispetto della comunità internazionale.

Ci ricorda una qualità degli italiani, la resilienza, cioè reagire alle circostanze cattive e minacciose e traguardare il peggio.

Ci ricorda che oggi queste circostanze – non provocate dalla stupida aggressività umana ma dalla lotta infinita tra la specie umana e i virus –  ci tengono in isolamento, ancora con difficoltà di lavorare e per molti con la pena familiare di malattie e di lutti e di insicurezza per l’avvenire.

Ecco così disegnata in breve l’iniziativa che svolgiamo insieme ai cittadini che si seguono per parlare di questi tre sguardi ai caratteri del 25 aprile di questo 2020.  

Di cui ci ricorderemo. Perché per qualche ragione siamo autorizzati a un certo ottimismo.  Ma per altre ragioni siamo ancora impegnati nel tener duro e nel dare fiducia alla scienza perché le soluzioni siano rapide e definitive. E ad avere fiducia nei nostri medici che davvero sono oggi i nostri “liberatori”.

Melfi fu città di confino, abbiamo nel tempo dedicato eventi alla memoria di Manlio Rossi Doria e di Eugenio Colorni. Sono nomi che fanno parte del seme della rigenerazione italiana.

E che ci hanno sempre spinto a fare il 25 aprile non tanto per “celebrare”, quanto per vedere insieme ai giovani – perché questo è nel loro interesse – cosa c’è da rigenerare.

Quindi il nostro incontro di oggi prevede tre panel che si succederanno.

  • Il primo dedicato alla storia che viene evocata e che il sindaco Livio Valvano apre ora mentre il rappresentante del Governo – parlamentare della Basilicata e sottosegretario alle infrastrutture, alla coesione e ai trasporti,  senatore Salvatore Margiotta lo chiuderà. Con la presidente della Associazione Nitti (costituita da cittadini di Melfi) Patrizia Nitti e con l’ex sindaco della Città Peppino Brescia che oggi rappresenta l’ANPI della Basilicata. E con il prof. Enzo Fimiani (dell’Università di Pescara, una vera passione per la partecipazione dei giovani al senso della storia) che svolgerà in questa parte il suo intervento.
  • Il secondo panel entra in campo alle 11 e 45. Vedrete come sarà ricordato il canto popolare italiano oggi più noto nel mondo, Bella Ciao, con un video su come oggi lo cantano nel mondo e grazie anche alla bella voce alla chitarra di  Wanda Savella (socia melfitana dell’Associazione Nitti). E grazie al prof. Massimo Castoldi dell’università di Pavia autore di un libro sulla Resistenza di cui parleremo. Ma nel secondo panel si passerà anche al presente, ai nodi della crisi, per parlarne con Alessandro Laterza un nome importante dell’imprenditorialità del Mezzogiorno, con Amedeo Lepore, professore all’Università Vanvitelli della Campania e già assessore di quella regione, con Giovanni Vetritto, dirigente generale alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Impresa, sistema territoriale, amministrazione pubblica: il tavolo del negoziato sulla “fase due”. Con tanti problemi: di merito e di qualità del confronto.
  • Il terzo panel entra in campo alle 12.20. Tutto fatto di numeri uno: la rettrice dell’Università della Basilicata (nostra vicepresidente in Fondazione) Aurelia Sole, il presidente del Movimento Europeo (che fu stretto collaboratore di Altiero Spinelli) cioè Pier Virgilio Dastoli, e ancora nel suo ultimo giorno di impegno come dg della Fondazione Matera 2019 Paolo Verri. E a chiudere il prof. Luigi Mascilli Migliorini, professore di storia moderna all’Orientale di Napoli, illustre storico, presidente del nostro comitato scientifico e appassionato alle ragioni di identità del Mezzogiorno italiano.
  • Grazie a Gennaro Tritto che oggi non calca un palcoscenico, ma una tastiera e ci aiuta a tenere fruttuosamente i collegamenti. Con il pensiero a Mauro Tartaglia che rese possibile costruire questa rete che negli anni si è assunta compiti di servizio pubblico civile. 
  • Ho riservato al frammento di un famoso testo scritto da Piero Calamandrei il compito di fare cornice alla nostra riflessione di oggi. Lo ascoltai a 17 anni, da presidente dell’Associazione degli studenti del mio liceo a Milano, il Liceo classico Carducci, il 25 aprile del 1965, allora ventennale della Liberazione, quando una delegazione di studenti e professori, fece a piedi quei cinquanta o cento metri che separavano il liceo dalla fine di viale Brianza e quindi al limitare di piazzale Loreto. In quel terribile luogo – dove un cippo, allora senza scritte, aveva il compito di segnalare le storie annodate della guerra civile (partigiani uccisi, poi fascisti uccisi, poi ancora antifascisti uccisi e infine il deposto e giustiziato capo del fascismo Benito Mussolini, appeso in una terribile sequenza che lo stesso Sandro Pertini, tra i capi del CLN che condannò Mussolini, giudicò “vergognosa”. Deposi lì – senza sapere esattamente tutte queste storie – i fiori degli studenti. E ascoltai il prof. Aldo Boniti che a nome dei docenti lesse queste parole di Calamandrei: “Lo avrai camerata Kesserling, / il monumento che pretendi da noi italiani / ma con che pietra si costruirà / a deciderlo tocca a noi”. Oggi penso che quella pietra, più forte della materia, è stata scritta in questi 75 anni da tutti coloro che hanno pensato in questa giornata al senso della ricorrenza e alla responsabilità che continua ad esserci consegnata, generazione per generazione. 
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