Gli stereotipi e le faziosità. I fattori immateriali che prolungano la divaricazione Nord-Sud. Intervento di Stefano Rolando (Presidente della Fondazione “Francesco Saverio Nitti) alla Assemblea costituente di “Mezzogiorno federato”, introdotta da Claudio Signorile (9.5.2021).

Ci sono i fatti materiali, c’è il gap degli investimenti, ci sono le conformazioni geo-morfologiche.

Un insieme di questioni “materiali” che prolungano all’infinito la “questione meridionale”, che assume oggetti diversi nel tempo, ma che affronta anche vincoli antichi.

E tuttavia ci sono anche con pari rilievo fattori “immateriali” che deformano, alterano, ingigantiscono gli irrisolti. A volte, anzi, sono queste immaterialità a generare gli irrisolti.

Chi si occupa di questioni identitarie (io lo faccio sotto il profilo universitario da molti anni) guarda a questo genere di questioni che hanno oggi al centro i nodi delle rappresentazioni. Un brodo di cultura – spesso di subcultura – in cui navigano gli stereotipi.

Ci hanno lavorato molti studiosi, penso a Loredana Sciolla negli ultimi venti, trenta anni.

Così che abbiamo a disposizione argomenti per capire come tutto ciò sia una chiave d’accesso ad una storia italiana secolare. Il settecentenario dantesco (in svolgimento) torna a ricordarci quanto la radice della faziosità dell’identità italiana territorializzata sia parte di una lunghissima e pesantissima trama storica.

Noi – operatori sociali, in senso lato interessati al rapporto tra poteri e società – dobbiamo farci i conti: al sud, al centro, al nord, nelle isole.

Sì, dappertutto. Perché dentro gli stereotipi ci sono spesso le ragioni delle faziosità italiane.  Quindi non solo faziosità “tra i territori”, ma spessissimo “nei territori”. Con alle spalle “primatismi senza ragioni”, ovvero con meta-ragioni radicate nella razionalizzazione di elementi di arretratezza, che diventano fonte di conflitti immensi.

E’ chiaro che più i territori hanno risorse sprovincializzate, più interloquiscono con il mondo, più stanno ai tavoli dei negoziati di attualità, più questa malattia si attenua.

C’è da osservare però, con preoccupazione, come la pandemia abbia rialzato la temperatura di una arretrata questione “nord-sud”, che va ricomposta nella visione geopolitica degli interessi comuni.

Non è qui il caso – non c’è nemmeno il tempo – di riclassificare questa sindrome. Ma, per dirla in sintesi, dipendono da essa  anche autostrade interrotte, ponti non fatti, investimenti mancati, mercati frammentati.

Questo argomento è oggetto frequente delle tematiche sollevate da Fondazione Nitti – che presiedo dal 2008 e che di recente dedica al tema il progetto “Festival delle città narranti” a Villa Nitti a Maratea.

In un certo senso camminiamo sulle orme di un grande figlio del Mezzogiorno italiano che pensava Paese, pensava Europa, pensava Mondo. Così da avere a cuore ciò che agisce per l’evoluzione e per il superamento di questo genere di pesante remora immateriale costituita dagli stereotipi.

Tutta la celebrazione del centenario del governo Nitti – che è stato guidato nel 2019-2020 (e propaggini anche quest’anno) da un comitato ad hoc presieduto da Giuliano Amato – ha tenuto conto non solo delle allusioni della storia ma anche del peso del problema della “rappresentazione” nel portare a soluzione, o al contrario a non soluzione, disuguaglianze, divaricazioni, mancati progetti di crescita e di sviluppo.

Il concetto di “federazione” che il convegno di oggi tratta è così parte di una ripresa di cultura del federalismo che interessa l’Italia e l’Europa che non è ambito scevro dal peso degli stereotipi.

Il trattamento di oggi investe un tassello importante.

Attorno a cui confermiamo il nostro interesse e la nostra partecipazione.

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